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Ambiente

Nello spazio planetario ci sono dei beni comuni che si devono difendere dall'appropriazione e dalla distruzione, per non mettere a rischio gli equilibri che assicurano il funzionamento complessivo dei grandi sistemi naturali, compresi quelli organici. L'ozonosfera, la ionosfera, il clima, i grandi ecosistemi oceanici, gli abissi sono esempi di tali beni. L'Antartide appartiene a questa categoria.

Il problema della contaminazione planetaria

La contaminazione artificiale dell'atmosfera e degli oceani della Terra ha raggiunto da tempo la regione antartica. I composti artificiali si ritrovano nell'aria, nei ghiacci, nelle acque, nei terreni e nei tessuti biologici. Gli effetti dell'inquinamento generato altrove si accumulano, si sommano in sinergia reciproca, e col tempo rivelano il loro pericolo per la natura antartica.

La civiltà industriale ha arricchito rapidamente l'ambiente mobile (l'aria e l'acqua) di specie chimiche aggressive, tossiche o nocive come i metalli pesanti, gli isotopi radioattivi, i composti di idrocarburi, l'anidride solforosa e innumerevoli altre sostanze.

Anche i gas non tossici come l'anidride carbonica CO2 e il metano CH4, introdotti in quantità tali da modificare la composizione dell'atmosfera terrestre, ne aumentano la capacità termica e questa, a sua volta, modifica la dinamica del clima globale.

I contaminanti vagano per tutto il globo. Ma per loro il freddo è una trappola: essendo rallentati i processi di degradazione, si concentrano nei mezzi freddi, anche se restano meno attivi, 'congelati'. Perciò l'Artico è la regione più inquinata del globo, e l'Antartide, benché remota e disabitata, è un altro territorio di accumulo degli inquinanti. 

I venti dell'alta atmosfera trasportano molecole e particelle microscopiche attraverso continenti e oceani verso la stratosfera antartica, dove il grande vortice invernale le trattiene nel circuito circumpolare; alcune gelano.

Prima o poi le particelle ricadono lentamente sulla superficie dell'Antartide e dell'oceano Australe,  perciò il loro accumulo è tanto insidioso quanto inosservato. Perfino l'originaria limpidità del cielo polare risulta attenuata, decennio dopo decennio.

L’Antartide e l’ambiente globale

L'ultimo continente 'vuoto' assume un valore molto grande in una Terra sovrappopolata dove il territorio è un bene in via di esaurimento. D'altra parte chi segue stili di vita urbani può essere del tutto ignaro dell’importanza ambientale di un deserto di ghiaccio: non ne concepisce i ruoli funzionali, non ne prova comprensione intima e simpatetica, non ne intuisce i valori estetici e spirituali.

Ma sul piano concreto le ragioni per la conservazione integrale della natura antartica sono valide e obiettive, fondate sul ruolo insostituibile del grande continente di ghiaccio nel funzionamento dell'atmosfera, dell'idrosfera e della biosfera.

La preoccupazione per la sorte prossima dell'ambiente antartico ha fondamenti reali.

Il continente è letteralmente ‘l’ultimo' che non sia stato trasformato irreparabilmente da azioni umane, ed anche questo stato intatto è vero solo in senso generale; è vero infatti per il paesaggio antartico nel suo insieme, mentre d'altra parte l'aria, i mari e i ghiacci sono già profondamente segnati dagli inquinamenti globali che partono dagli altri continenti e non risparmiano alcun luogo, per remoto che sia, neppure la ionosfera o gli abissi oceanici.

Malgrado ciò l'Antartide rimane l'unica e l'ultima riserva naturale di scala continentale.

Lungo quasi tutta la storia umana la colonizzazione è stata considerata positivamente, mentre al contrario hanno avuto scarso seguito le teorie e le posizioni etiche naturalistiche che attribuiscono valore positivo al territorio spopolato.

Attualmente, soltanto nelle limitate aree destinate a parco si riconoscono al territorio naturale alcune funzioni non del tutto dipendenti dallo sfruttamento: le funzioni di museo, di riserva, di depurazione.

 

Fonte: Marcello Manzoni "La natura dell'Antartide", Springer, Milano 2001.